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La basilica di San Marco
La Basilica di San Marco a Firenze si affaccia sulla Piazza San Marco.
La chiesa originariamente faceva parte del Convento di San Marco dove
oggi si colloca il Museo Nazionale di San Marco. Nel convento in passato
furono ospitati importanti personaggi della città come fra Girolamo Savonarola,
Cosimo il Vecchio, Sant'Antonino, il Beato Angelico, Fra Bartolomeo. Il convento
fu edificato sui resti di un vecchio convento vallombrosano. Originariamente
fu occupato dai monaci Silvestrini della chiesetta del contado di San Marco
Vecchio e poi dai domenicani provenienti dal monastero di San Domenico di Fiesole
nel 1418.Originariamente questa zona era nota
come “Cafaggio”, perciò nei primi documenti la chiesa era citata o come “San Marco
al Cafaggio” perché qui vi era una zona boscosa recintata, come indica appunto il
nome, o San Marco Nuovo, per distinguerla da San Marco Vecchio.
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Nel 1437 Cosimo il Vecchio, su suggerimento d’Antonino Pierozzi,
decise di avviare la ristrutturazione
di tutto il complesso. I lavori furono affidati al Michelozzo, mentre della
decorazione parietale si occupò il Beato Angelico insieme ai suoi collaboratori.
La chiesa fu consacrata nel 1443, alla presenza d’Eugenio IV. La facciata di
San Marco fu realizzata da fra’ Giovan Battista Paladini in stile neoclassico
nel 1777-78, la torre campanaria fu costruita nel 1512 su disegno di Baccio
d’Agnolo. La chiesa ha un’unica navata e numerose cappelle laterali disegnate
dal Giambologna alla fine del Cinquecento e ornate da tavole del cinquecento e
del seicento. Sono state rinvenute anche tracce di affreschi trecenteschi.
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L’edificazione della sagrestia e dell’abside furono affidate al Michelozzo.
Resti di pitture trecentesche come un grande Crocefisso e un Annunciazione
si trovano anche sulla controfacciata. Il primo altare di destra è decorato
dalla pala di Santi di Tito raffigurante “San Tommaso in preghiera davanti
al crocefisso”, il secondo altare è decorato da una “Madonna in trono con santi" di
Fra' Bartolomeo, mentre il terzo presenta un grande mosaico della vergine
proveniente dalla Basilica di San Pietro in Vaticano e arricchito dagli
affreschi di angeli e di santi in adorazione attorno alla Vergine,
dipinti ad imitazione del mosaico.
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Dalla sagrestia si può entrare nell’abside. Realizzata dal Michelozzo
ospita due mostre di portali in pietra. La cupola fu innalzata su progetto
di Angelo nel 1712 ed è decorata da affreschi di Alessandro Gherardini mentre
gli affreschi sulle pareti del presbiterio sono di Ignace Parrocel, la tela
sotto l'organo è di Pier Dandini e rappresenta l'Ultima cena. Sull'altare
maggiore si trova il prezioso Crocefisso del Beato Angelico.
La Cappella Serragli o del Sacramento si trova a sinistra del presbiterio e
vi si accede tramite un portale barocco. Fu iniziata verso l'ultimo decennio
del Cinquecento ed è dedicata all'esaltazione del mistero dell'eucarestia.
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La volta affrescata è distinta in tre zone: in una zona sono raffigurate
come figure femminili i "Doni dello Spirito Santo" e sono disposte attorno
ad una colomba in stucco; nella seconda zona vi si trovano un “Cristo in
gloria” e la “Speranza” di Bernardino Poccetti; nella terza, sempre del
Poccetti, i “Frutti della dolcezza della Comunione”, quattro figure femminili
attorno ad un alveare dorato in stucco. Sulle pareti egli affrescò anche la
serie di Santi e sante legati al Sacramento.
La pala d'altare presenta la "Comunione degli Apostoli", iniziata da Santi di
Tito e finita da suo figlio Tiberio. Completano la decorazione della cappella
quattro tele alle pareti: La storia della manna, opera del Passignano, Cena in
Emmaus di Francesco Curradi, Miracolo dei pani e dei pesci di Francesco Curradi
e il Sacrificio di Isacco dell'Empoli.
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La Cappella Salviati
A sinistra nella navata si trova la Cappella Salviati o di Sant'Antonino,
dove sono conservate le spoglie del santo già arcivescovo di Firenze. La cappella
fu progettata alla fine del XVI secolo come un ambiente a parte e quindi dotato di
un accesso privato dall'esterno. Fu iniziata dalla cripta, dove furono sepolti nel
1580 i membri della famiglia Salviati. La cappella superiore, che ospita le spoglie
del santo sotto l'altare, fu progettata dal Giambologna e decorata in larga parte da
Alessandro Allori. A quest'ultimo si deve anche la
pala d'altare con la Discesa al Limbo.
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Le tavole laterali rappresentano "Gesù che guarisce il lebbroso", del
Poppi, e la "Vocazione di San Matteo", di Giovan Battista Naldini. I bassorilievi
in bronzo sono del Giambologna e raffigurano Episodi della vita di Sant'Antonino.
Nel vestibolo della cappella due grandi affreschi del Passignano decorano le pareti:
sono la "Traslazione" e la "Ricognizione del corpo di Sant'Antonino". Nella sagrestia
arricchita di arredi sacri del Quattrocento e del Seicento, si trova il primo
sepolcro di Sant'Antonino Pierozzi, arcivescovo di Firenze dal 1446, con la
figura del santo in bronzo. .
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