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Dante Alighieri
Dante Alighieri nacque a Firenze, tra il 22 maggio ed il 13 giugno 1265,
e morì a Ravenna il 14 settembre 1321. Fu poeta e scrittore. Autore
della Divina Commedia è considerato il padre della lingua italiana ed
è chiamato il Sommo Poeta. Nacque nell'importante famiglia fiorentina
degli Alighieri, legata alla corrente dei guelfi. Il padre svolgeva la
professione di “compsor” (cambiavalute), la madre, che morì quando il
poeta aveva cinque o sei anni, apparteneva ad una famiglia
ghibellina. Dante si sposò con Gemma Donati ed ebbe tre figli: Jacopo,
Pietro e Antonia. Su di lui si sa davvero poco. Nelle stampe e nei quadri viene
rappresentato col cipiglio serio, la palandrana lunga e il cappuccio
in testa.
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A Firenze ebbe una discreta carriera politica. Nonostante l'appartenenza
al partito guelfo (favorevole al papa), egli cercò sempre di osteggiare
le ingerenze del suo acerrimo nemico Papa Bonifacio VIII. Il 9 novembre
1301, Cante Gabrielli da Gubbio, nominato Podestà di Firenze, diede inizio
ad una politica di persecuzione nei confronti dei guelfi bianchi. Con due
condanne successive, quella del 27 gennaio e quella del 10 marzo 1302,
il poeta fu condannato in contumacia, al rogo ed alla distruzione delle
sue case, raggiunto dal provvedimento a Roma egli non tornò mai più Firenze.
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Durante l'esilio, Dante Alighieri fu ospite di diverse corti e famiglie dell'Italia
centro-settentrionale, fra cui i ghibellini Ordelaffi, signori di Forlì.
In particolare, falliti i tentati colpi di mano del 1302 in qualità di
capitano dell'esercito degli esuli, organizzò, insieme a Scarpetta degli
Ordelaffi, capo del partito ghibellino e signore di Forlì, un nuovo
tentativo di rientrare a Firenze. L'impresa, però, fu sfortunata: il
podestà di Firenze riuscì ad avere la meglio nella battaglia di Castel Puliciano.
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Morì il 14 settembre 1321 a Ravenna, città nella quale aveva trovato
rifugio presso la corte del signore Guido Novello da Polenta. Le sue
ossa riposano oggi a Ravenna nella cappella fatta appositamente edificare
dalla città, sotto un piccolo altare. E’ quasi certo che il poeta abbia
frequentato gli studi religiosi e laici. Alcuni ritengono che
Dante abbia studiato presso l'Università di Bologna, ma non vi sono
prove in proposito.
Ovviamente, la cultura ufficiale delle Università era essenzialmente
in lingua latina. Di conseguenza, la sua cultura è
basata principalmente sugli autori latini in particolare Virgilio.
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E’ Beatrice, che Dante vide una sola volta e mai le parlò,
che il poeta vede in veste sublimata nella sua opera la Vita Nuova.
Dante diede con questa opera la sua impronta al Dolce Stil Novo che
portò i poeti e gli scrittori a scoprire l’amore e a parlarne in modo
enfatizzato. Quando Beatrice
morì nel 1290, Dante cercò di trovare un rifugio nella letteratura
latina. Egli allora si dedicò agli studi filosofici presso le scuole
religiose come quella Domenicana in Santa Maria Novella. La Vita Nuova,
che può essere considerata il racconto di una vicenda autobiografica,
narra la vita spirituale e l'evoluzione poetica di Dante.
Fu composta probabilmente tra il 1293 e il 1295.
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Il “Convivio” (1304-1307), dal latino Convivium, ovvero banchetto
di sapienza, è la prima delle opere di Dante scritta subito dopo il forzato
allontanamento di Firenze. È scritta in volgare per essere appunto capita
da chi non aveva avuto la possibilità in precedenza di conoscere la scienza.
L'incipit del "Convivio" fa capire chiaramente che l'autore è un grande
conoscitore e seguace di Aristotele. Contemporaneo al Convivio è il “De vulgari eloquentia”
un trattato in lingua latina scritto da Dante Alighieri tra il 1303 e
il 1304. Composto da un primo libro intero e da 14 capitoli del secondo libro,
fu scritto in latino perché gli interlocutori a cui Dante si rivolse
con questa opera appartenevano invece all'élite culturale del tempo.
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La Comedìa — titolo originale dell'opera “La divina commedia” —
è il capolavoro del poeta fiorentino ed è considerata la più importante
testimonianza letteraria della civiltà medievale nonché una delle più
grandi opere della letteratura universale. Un'altra
interpretazione si fonda sul fatto che il poema inizia con persone
addolorati e sofferenti, infatti Dante parla di “una selva oscura”
e termina con la visione della pace e del cielo stellato. Dante
iniziò a lavorare all'opera intorno al 1300 e scrisse per tutta
la sua vita, pubblicando i canti mano a mano che li terminava.
Il poema è diviso in tre libri, ciascuno formato da 33 canti
(tranne l'Inferno che ne presenta 34); ogni canto si compone di terzine di endecasillabi.
Si narra di un viaggio immaginario nei tre regni dell'aldilà, nei quali
si proiettano il bene e il male del mondo terreno, compiuto dal poeta
stesso, che incontra grandi personaggi del passato che gli narrano la
loro sventurata morte. Nel suo percorso Dante è accompagnato da
Virgilio, da San Bernardo e dalla donna amata Beatrice.
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