Affresco Chiesa Santa Maria Novella

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Papa Alessandro VI, con un Breve del 16 ottobre, sospese la scomunica e gli intimò di astenersi dalle predicazioni, in attesa di future decisioni. Savonarola obbedì ma non restò inoperoso: il 24 ottobre pubblicò l'"Operetta sopra i Dieci Comandamenti" e attese alla stesura del "De simplicitate christianae vitae". In dicembre apparve la sua Epistola con quale respingeva le accuse di eresia e difendeva la riforma politica introdotta a Firenze.





Sembra che il permesso fosse giunto da Alessandro VI oralmente al cardinale Carafa ed al delegato fiorentino Ricciardo Becchi: il 16 febbraio 1496, dopo essere stato accompagnato al Duomo da una folla in corteo Girolamo risalì sul pulpito di Santa Maria del Fiore, per la prima predica del quaresimale di quell'anno. Il 24 febbraio si scagliò contro la Curia romana: «Noi non diciamo se non cose vere, ma sono li vostri peccati che profetano contra di voi [...] noi conduciamo li uomini alla simplicità e le donne ad onesto vivere, voi li conducete a lussuria e a pompa e a superbia, ché avete guasto il mondo e avete corrotto li uomini nella libidine, le donne alla disonestà, li fanciulli avete condotto lle soddomie e alle spurcizie e fattoli diventare come meretrici».
Tali prediche furono raccolte in volume e pubblicate con il titolo "Prediche sopra Amos".



In aprile predicò a Prato, nella chiesa di San Domenico, seguito dal solito pubblico e anche da numerosi filosofi come Marsilio Ficino e l'aristotelico Oliviero Arduini; alla fine di quel mese stampò a Firenze la sua opera "Expositio psalmi Qui regis Israel - postume", appariranno le "Prediche sopra Ruth e Michea", composte entro il novembre 1496 - mentre la sua proposta di proibire per legge le vesti scollate e le pettinature elaborate alle donne venne respinta dalla Repubblica.
In agosto Papa Alessandro VI gli offrì, tramite il domenicano Lodovico da Valenza, la nomina a cardinale a condizione che ritrattasse le critiche mosse alla chiesa, ma il frate domenicano, nella sua predica tenuta nella Sala del Consiglio rifiutò dicendo: :«Non voglio cappelli, non voglio mitrie grandi o piccole, voglio quello che hai dato ai tuoi santi: la morte. Un cappello rosso, ma di sangue, voglio!».



Il 7 febbraio del 1497 organizzò un falò delle vanità a Firenze, nel quale furono dati alle fiamme oggetti d'arte, quadri, libri ritenuti empi, abiti costosi, cosmetici, specchi, giochi da tavolo, gioielli, con incalcolabile danno per l'arte e la cultura fiorentina rinascimentale. Scomunicato da Papa Alessandro VI il 12 maggio del 1497, Savonarola continuò la sua campagna contro i vizi della Chiesa, se possibile con ancora più violenza, creandosi numerosi nemici.
Messo in minoranza rispetto al risorto partito dei Medici nel 1498 Savonarola fu arrestato, accusato di eresia, fu torturato e infine impiccato. Fu arso sul rogo di fronte a Palazzo Vecchio, con due suoi seguaci. Le sue ceneri furono gettate nel fiume per impedire che fossero conservate come reliquie.

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