Affresco Chiesa Santa Maria Novella

Quant'è bella giovinezza,

Che si fugge tuttavia!

Chi vuol essere lieto, sia:

Di doman non c'è certezza »


(Lorenzo de' Medici, Canti Carnascialeschi, Canzona di Bacco)






Lorenzo di Piero de' Medici, detto Lorenzo il Magnifico, nacque a Firenze il 1º gennaio 1449 e morì a Firenze il 9 aprile 1492, fu signore di Firenze nella seconda metà del Quattrocento, grande letterato e mecenate. Lorenzo era nipote di Cosimo de' Medici, detto il Vecchio, fondatore della signoria medicea e figlio di Piero di Cosimo de' Medici e di Lucrezia Tornabuoni. Fin da giovane grazie alla educazione umanistica ricevuta e alla preparazione politica entrò a far parte della balia e del Consiglio dei Cento.
Prima di assumere la Signoria di Firenze ebbe modo di mostrare la sua abilità diplomatica in occasione delle varie missioni che gli furono affidate a Napoli, Roma e Venezia. Riuscì, inoltre, in cambio di oro ed onori a portare Luca Pitti dalla parte dei Medici, fino ad allora alleato con i loro avversari politici. Nel 1468, grazie al diretto interessamento della madre Lucrezia Tornabuoni, si sposò con Clarice Orsini. Alla morte del padre, Lorenzo, appena ventenne, assunse il potere su Firenze con il fratello Giuliano, che però riconoscendo le sue capacità rinunciò ad ogni incarico di governo. Lorenzo non accettò ufficialmente il potere, volendo essere considerato alla pari di tutti i cittadini di Firenze. Dal 1469 al 1472 riformò completamente le istituzioni statali e mitigò le rivalità tra le famiglie fiorentine accentrando in se il potere politico ed economico.



Grazie al suo amore per l'arte e per la cultura Lorenzo fu tra i protagonisti più attivi del rinascimento italiano, si circondò di letterati ed artisti, promosse le arti, arricchì la biblioteca di famiglia, tanto da meritare l’attributo di “Magnifico”. Fu un mecenate intelligente ed illuminato. Tra gli umanisti che frequentarono la sua corte vi furono: Pico della Mirandola, Marsilio Ficino, Angelo Poliziano e Luigi Pulci. Egli stesso fu letterato e poeta. Sistemò la sua collezione di statue antiche presso il Giardino di San Marco, di sua proprietà, fondò un'esclusiva scuola per giovani artisti, riconosciuta come la prima Accademia d'arte d'Europa. Lavorarono per lui pittori come Filippino Lippi, Sandro Botticelli, il Pollaiolo, architetti come Giuliano da Sangallo, scultori come Andrea Verrocchio.
Dopo dieci anni di governo, Lorenzo de’Medici si trovò ad affrontare l’attacco di una famiglia rivale, quella dei Pazzi, che organizzò la celebre "Congiura dei Pazzi" con lo scopo di ucciderlo. Il 26 aprile 1478, mentre ascoltavano la messa in Santa Maria del Fiore, i due fratelli Medici furono aggrediti, Giuliano fu colpito a morte mentre Lorenzo si salvò riparandosi in sagrestia. I congiurati furono uccisi brutalmente, ma non furono colpiti i probabili mandanti: il Papa Sisto IV e suo nipote Girolamo Riario, allora signore di Imola e di Forlì. Girolamo, fallito questo primo tentativo, organizzò altri due complotti contro Lorenzo che però fallirono.



Intanto il Papa, sdegnato dal trattamento riservato ai congiurati, scomunicò Lorenzo, si alleò con Ferdinando I di Napoli e con la Repubblica di Siena contro la stessa Firenze, alleata invece di Milano e di Venezia. L'alleanza fiorentina fu sconfitta dal Re di Napoli nella cosiddetta Guerra de' Pazzi (che seguì l'omonima congiura). Lorenzo però nel 1479, immediatamente dopo la fine dell'Assedio di Colle Val d'Elsa, si recò a Napoli per trattare con Ferdinando I, convincendolo a ritirare le sue truppe dalla Toscana. Fu una importante vittoria politica per il Magnifico che fu accolto trionfalmente al suo ritorno a Firenze. Nel 1480 anche papa Sisto IV, rimasto isolato, offrì la pace a Firenze. Forte di questi successi Lorenzo, consolidò il suo potere istituendo il Consiglio dei settanta, organo di governo formato dai suoi fedelissimi nel contempo diminuì l'autorità dei Priori e del Gonfaloniere di giustizia.
Con il nuovo pontefice, Innocenzo VIII, i Medici si legarono ancora di più al papato, visto che Il Magnifico era convinto che l'alleanza tra Firenze, Napoli e lo Stato della Chiesa avrebbe tenuto gli stranieri lontani dal suolo italiano fino alla sua morte, avvenuta il 9 aprile 1492. Gli ultimi anni della sua vita furono, però, amareggiati da Girolamo Savonarola, che lo accusava di aver corrotto, con il paganesimo umanistico, la Firenze cristiana e repubblicana, che lui stesso aveva chiamato a Firenze. Lorenzo il Magnifico morì nel 1492 e nel 1494, al ricomparire delle discordie tra stati italiani, Carlo VIII invase la penisola.


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