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Antonio Meucci
Antonio Meucci nacque a Firenze il 13 Aprile 1808 e morì a New York il 18 Ottobre 1889. Il geniale scienziato italiano fu l'inventore del telefono anche se a registrare il brevetto per proteggere “il metodo e l’apparato per trasmettere la voce o altri suoni telegraficamente per mezzo d’ondulazioni elettriche” fu lo scozzese Alexander Graham Bell, il 17 marzo 1876, che si assicurò tutte le fortune economiche.





Alexander Graham Bell era un professore di Psicologia vocale e di dizione dell’Università di Boston, era cresciuto a Edimburgo in una famiglia colta, si era laureato all’University College di Londra e aveva seguito la famiglia in Canada, a Montreal. Appassionato di cose elettriche, con il denaro del suocero Bell pagò la somma di 250 dollari per registrare il brevetto e fondò la Bell Telephone Company. Il 27 novembre 1877 registrò il brevetto in Italia. Negli Stati Uniti alla fine del 1880 erano già 50 mila i telefoni in funzione.
Antonio Meucci era originario del rione di San Frediano a Firenze, figlio di un impiegato pubblico, studiò all’Accademia di Belle Arti, imparò i primi rudimenti di chimica e fisica, dopo aver lavorato come daziere presso la Porta Romana fu assunto come assistente macchinista al Teatro della Pergola. Nel 1835 accettò l’offerta di un impresario catalano e s’imbarcò per Cuba con la moglie Ester, una costumista teatrale. Aveva deciso di trasferirsi all'estero per cambiare aria avendo aderito alle cospirazione liberali e repubblicane. All’Avana acquistò fama e ricchezza grazie all’invenzione di marchingegni e dispositivi elettrici utilizzati al Gran Teatro dell'Avana dove divenne Sovrintendente tecnico.



Nel gabinetto d’elettro-medicina realizzato nei locali del teatro scoprì casualmente la possibilità di trasmettere la voce umana per via elettrica. Realizzata una discreta fortuna economica si trasferì negli Stati Uniti insediandosi nella comunità dei fuoriusciti politici italiani a Staten Island. Con un cantante lirico fondò una fabbrica di candele steariche. Purtroppo non era un uomo d’affari abile e così nel giro di qualche anno perse tutto il suo capitale. Altri suoi tentativi di avviare delle attività economiche fallirono miseramente. Non ebbe fortuna neanche con i prototipi del telettrofono, un congegno che gli consentiva di comunicare con la moglie che a causa di una grave malattia era immobilizzata a letto.
Egli intuì subito la validità della sua invenzione purtroppo però ebbe dei problemi per proteggerla con l’acquisto del brevetto. Inoltre a causa di un grave incidente, lo scoppio di una caldaia in un traghetto in viaggio tra New York e Staten Island, lo immobilizzò per mesi e la moglie fu costretta a vendere tutte le sue attrezzature per pagare il loro mantenimento. Ripresosi dall’infortunio fondò una società per la realizzazione del “Telettrofono”, cioè la trasmissione della voce attraverso fili elettrici. Con i suoi mezzi riuscì ad assicurarsi solo un caveat, un brevetto preliminare rinnovabile ogni anno. Antonio Meucci riuscì a rinnovarlo fino al 1873.



Si rivolse anche ad E. Grant, vicepresidente della potente American District Telegraph Company di New York, chiedendogli di lasciargli adoperare le sue linee per gli esperimenti, e mostrandogli un'ampia documentazione sulle sue ricerche. Grant però si disinteressò dell' affare non comprendendone le potenzialità economiche. Quando Meucci venne a sapere che Bell aveva depositato il brevetto per il telefono ingaggiò dinnanzi ai tribunali di New York e del Massachusetts e presso la Suprema Corte degli Stati Uniti una lunga battaglia legale che purtroppo finì con il perdere.
La verità fu ristabilita solo un secolo dopo quando una risoluzione del Congresso degli Stati Uniti dell’11 giugno 2002 stabilì che il vero inventore del telefono era stato Antonio Meucci. Come disse il Presidente della Italian Historical Society of America, Jonh La Corte, in conclusione della vicenda “let Meucci have the honor to be recognized as the Father of the Telephone in the encyclopedia. Let Mr. Bell have the money”. Il brevetto di Bell scaduto nel 1893 non fu più rinnovato.


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